INSECTA

Gli Insetti o Entomi (nome scientifico Insecta Linnaeus1758), sono una classe di viventi appartenente al grande phylum degli Arthropoda. Questa classe rappresenta il più grande tra i raggruppamenti di animali che popolano la Terra, annoverando oltre un milione di specie, pari ai cinque sesti dell’intero regno animaleSi ritiene che siano tra i più antichi colonizzatori delle terre emerse in quanto fossili di insetti rinvenuti risalgono al Devoniano. L’eterogeneità nellamorfologia, nell’anatomia, nella biologia e nell’etologia ha conferito agli insetti, da oltre 300 milioni di anni, un ruolo di primo piano nella colonizzazione della Terra, in qualsiasi ambiente in cui vi sia sostanza organica, con manifestazioni di una notevole capacità di competizione. Gli insetti, di conseguenza, sono organismi che, in positivo o in negativo, hanno una stretta relazione con l’Uomo e le sue attività, fino a condizionarne, più o meno direttamente, l’economia, l’alimentazione, le abitudini e la salute.

Morfologia

1. Antenna 2. Occhio composto 3. Gena o guancia 4. Occipite 5. Peristoma 6. Pronoto 7. Mesoepisterno 8. Mesoepimero 9. Solco pleurale 10. Metaepisterno 11. Metaepimero 12. Ala anteriore 13. Urotergo 14. Stigma 15. Cerco 16. Lamina sottoanale 17. Ovopositore 18. Fronte 19. Clipeo 20. Mandibola 21. Labbro superiore o labrum 22. Mascella 23. Labbro inferiore o labium 24. Coxa 25. Trocantere; 26. Tarso 27. Unghie e arolio 28. Femore 29. Tibia 30. Urosterno

Caratteri generali 

Gli Insetti devono il loro nome alla struttura metamerica del corpo. La metameria degli Insetti è di tipo eteronomo: il corpo, infatti, è generalmente suddiviso in tre regioni morfologiche distinte, denominate capotorace e addome, alle quali sono associate appendici, quali le antenne, le zampe e le ali. Le regioni morfologiche sono dette genericamente tagmiL’intero corpo è racchiuso in un esoscheletro, formato da sostanze organiche che gli conferiscono una specifica robustezza. Sono presenti tratti di discontinuità in cui il tegumento, da rigido, diventa membranoso. In tal modo corpo e appendici risultano suddivisi in unità, denominate genericamente segmenti, oppure somiti (se riferite al corpo) o articoli (se riferite alle appendici). La forma, le dimensioni e l’aspetto generale del corpo sono di estrema variabilità: molti Imenotteri Tricogrammatidi hanno dimensioni dell’ordine dei due decimi dimillimetro e, comunque, raramente superano il millimetro di lunghezza. Al contrario, il corpo del Coleottero Scarabeide Dynastes hercules può raggiungere i 17 cm di lunghezza e il Lepidottero Saturnide Attacus atlas, ritenuta la farfalla più grande del mondo, ha un’apertura alare che supera i 25 cm. Le forme variano moltissimo, comprendendo anche quelle involute dei Rincoti Coccidi, dove può scomparire del tutto la differenziazione delle regioni morfologiche e delle appendici del corpo, ad eccezione dell’apparato boccale.

Esoscheletro

(Gli scleriti del torace in un Imenottero Calcidoide)Il sostegno e l’attacco dei muscoli, negli Artropodi, è assicurato da uno scheletro esterno che svolge anche la funzione di tegumento. L’esoscheletro è composto da più strati, organizzati in una membrana basale, un epitelio semplice (epidermide) e uno strato inerte, rigido e pluristratificato (cuticola). Da quest’ultima derivano le principali proprietà dell’esoscheletro; alla sua composizione partecipano macromolecole organiche che conferiscono rigidità, robustezza, impermeabilità, elasticità, flessibilità. Lo spessore della cuticola non è uniforme, ma s’interrompe in corrispondenza delle articolazioni, sostituita da un tessuto membranoso, e delle suture. Queste sono linee di minore resistenza che separano le porzioni di esoscheletro vero e proprio (scleriti). Le aree membranose garantiscono la flessibilità e il movimento, le suture conferiscono una minore resistenza che permette lo svolgersi della muta. La superficie dell’esoscheletro è spesso disseminata di peli, setole, squame e sculture, talvolta essenziali ai fini tassonomici.

Endoscheletro 

L’endoscheletro è un’estensione interna dell’esoscheletro che favorisce l’attacco dei muscoli e il sostegno degli organi. È composto da un insieme di processi interni, di varia forma e sviluppo. Nel capo è localizzato il tentorio, la formazione più complessa, presente in quasi tutti gli Insetti. Regge il cervello e l’esofago e ad esso si collegano i muscoli estrinseci delle antenne e quelli dell’apparato boccale. Nel torace sono presenti, per ogni segmento, una coppia di fragmi (dorsali), una di apodemi (laterali) e le furche (impari e ventrali). Nell’addome, infine, sono presenti apodemi dorsali e ventrali di ridotto sviluppo.

Biologia

La lunga storia evolutiva, l’elevato numero di specie, la capacità di adattamento a condizioni di vita anche estreme, fanno degli Insetti un raggruppamento sistematico dalla biologia eterogenea. Una trattazione organica che copra i variegati aspetti, dalla fisiologia al ciclo biologico, dall’alimentazione alla riproduzione, dalle relazioni all’etologia in generale, non può che essere sommaria e generica. Si rimanda perciò alle specifiche sezioni e alla trattazione dei singoli gruppi sistematici per gli opportuni approfondimenti.

Ciclo biologico

Il ciclo biologico di un Insetto può durare, secondo la specie, da pochi giorni a diversi anni e, spesso, il suo svolgimento è in stretta relazione con fattori ambientali di natura climatica (in particolare latemperatura) e nutrizionali. Ciò fa sì che gli Insetti possano adattarsi a svariati ambienti, comprese le regioni più fredde della Terra, ricorrendo ad accorgimenti biologici quali lo svernamento in stato di diapausae la migrazione stagionale.

Il ciclo biologico si dice monovoltino o univoltino se compie una sola generazione l’anno, polivoltino se compie più generazioni. Il numero delle generazioni non è correlato alla lunghezza del ciclo, in quanto in una popolazione possono coesistere differenti stadi di sviluppo con sovrapposizione di più generazioni (es. Afidi). Condizioni di elevata specificità possono sincronizzare il ciclo con quello di una specie vegetale o animale da cui l’Insetto dipende per la sua nutrizione. In questi casi si può avere la concentrazione e la sincronizzazione degli eventi riproduttivi e dello sviluppo, con generazioni ben definite (es. laTignola dell’olivo).

Riproduzione

La riproduzione avviene in genere per via sessuale (anfigonia), con l’accoppiamento fra sessi distinti e la fecondazione delle uova da parte degli spermatozoi. I meccanismi che regolano l’anfigonia variano da specie a specie e, talvolta, hanno livelli di complessità tale da condizionare la dinamica di un’intera comunità (Insetti sociali). All’anfigonia si accompagnano altre forme di riproduzione non sessuale, che spesso si riflettono sulla dinamica di popolazione e, in qualche specie, prevalgono sulla riproduzione sessuale. In questi casi ricorre spesso la partenogenesi, riscontrata in quasi tutti gli ordini in varie forme. Un caso particolare di partenogenesi è lapedogenesi, accertata in alcuni Ditteri Cecidomiidi e nel Coleottero Micromalthus debilis: la larva porta a maturazione gli ovari e genera individui simili che si sviluppano a sue spese, uccidendola. Un altro tipo di riproduzione non sessuale è la poliembrionia, che consiste nell’origine di un numero indefinito di larve dalla segmentazione di un solo uovo, riscontrata in alcuni Imenotteri Terebranti.

La determinazione del sesso non segue un unico schema. Nella generalità delle specie, il sesso è determinato dalla presenza di un cromosoma sessuale X in doppia dose in un sesso e in singola dose, o abbinato ad un cromosoma Y, nel sesso opposto. Il sesso eterogametico è quello maschile, ad eccezione dei Lepidotteri e deiTricotteri. In alcuni ordini il sesso è invece determinato dal rapporto fra anfigonia e partenogenesi aploide: dalla fecondazione si originano le femmine, dalla partenogenesi i maschi. La maggior parte degli Insetti è ovipara, ma si riscontrano anche la viviparità e l’ovoviviparità. Questi differenti comportamenti possono coesistere anche nell’ambito di una stessa specie o, addirittura, di uno stesso individuo.

Sviluppo postembrionale

Lo sviluppo postembrionale degli Insetti si fonda sulla metamorfosi, sequenza discontinua di trasformazioni fisiche che, a partire dall’uovo, porta alla formazione dell’insetto adulto. Negli Insetti e, più in generale, negli Artropodi, si deve distinguere l’accrescimento ponderale (incremento del peso), che procede in modo continuo, dall’accrescimento lineare (incremento delle dimensioni), che è invece discontinuo. A causa della rigidità dell’esoscheletro, l’aumento di peso in un insetto giovane non è accompagnato da un aumento di dimensioni: ad un certo punto, la vecchia cuticola (exuvia) si lacera e l’individuo ne fuoriesce con una nuova, in grado di contenere l’aumento di dimensione. Il fenomeno è detto muta.

Alla muta può accompagnarsi anche la metamorfosi, ossia una trasformazione fisica che non si limita solo all’aumento delle dimensioni. Accrescimento e metamorfosi sono regolati da meccanismi neurormonali che si riassumono nell’interazione tra due ormoni, l’ecdisone e la neotenina. L’ecdisone stimola la genesi della nuova cuticola, perciò è il segnale biologico che avvia una nuova muta. La neotenina, invece, inibisce la comparsa dei caratteri dell’adulto, che restano latenti sotto forma di abbozzi. L’ecdisone stimola la muta e la metamorfosi, ma in presenza di neotenina la metamorfosi viene inibita.

La classificazione dei tipi di metamorfosi verte su schemi per i quali non c’è uniformità di orientamento fra gli Autori. Le fasi dello sviluppo ontogenetico possono infatti essere interpretate sotto differenti aspetti e la terminologia non sempre è usata in modo inequivocabile. Per ulteriori approfondimenti si rimanda ai dettagli descritti nella voce di approfondimento.

Ad una prima analisi, si distinguono due tipi fondamentali di metamorfosi, indicati con i termini di metamorfosi completa e incompleta. L’elemento morfologico che distingue i due tipi è il modo in cui si formano, eventualmente, gli abbozzi alari.

Nella metamorfosi completa, che si identifica con l’olometabolia, lo stadio giovanile è detto larva e differisce notevolmente dall’adulto (detto anche immagine). Questa differenza è alla base di profonde modificazioni, che si attuano durante la ninfosi, nello stadio di pupa, spesso preceduto da una fase brevissima (eopupa): l’insetto subisce una drastica ricostruzione della sua struttura morfologica e anatomica, ad eccezione del sistema nervoso e dell’apparato circolatorio. L’entità delle modifiche è tale da richiedere, in questa fase, lo stato di immobilità dell’insetto. Gli abbozzi alari sono interni e compaiono solo nello stadio di pupa. Questo tipo di metamorfosi è proprio degli Insetti più evoluti, alati o secondariamente atteri, i cui ordini sono compresi nella coorte degli Endopterigoti. Nelle forme più primitive di metamorfosi completa, la pupa è mobile. In realtà la pupa mobile è un adulto in fase farata, stadio di transizione, successivo all’ultima muta, durante il quale l’adulto, pur essendo completamente formato, non ha ancora abbandonato l’exuvia.

Nella metamorfosi incompleta, che si identifica con l’eterometabolia, proprio degli Insetti alati, o secondariamente atteri, meno evoluti, appartenenti alla coorte degli Esopterigoti, lo stadio giovanile è dettoneanide e differisce dall’adulto solo per le minori dimensioni, l’assenza dei caratteri sessuali e, nelle forme alate, l’assenza delle ali. Il passaggio dallo stadio giovanile a quello adulto si svolge in uno o più stadi di ninfa, durante i quali si verifica la comparsa degli abbozzi alari esterni. La ninfa è mobile ad eccezione della neometabolia, un tipo di metamorfosi intermedio fra l’eterometabolia propriamente detta e l’olometabolia.

Ai due descritti in precedenza si aggiunge un terzo tipo, detto ametabolia, in cui, in realtà, vi è assenza di metamorfosi. L’ametabolia si verifica negli insetti primitivamente atteri (Tisanuri): in questo caso gli stadi giovanili non presentano alcuna differenza morfologica rispetto agli adulti, se non nelle dimensioni, e lo sviluppo si attua con mute senza alcuna metamorfosi. L’ametabolia non va confusa con lapseudoametabolia, una forma di eterometabolia tipica di specie secondariamente attere.

Lo schema descritto si complica se si considera la neometabolia una metamorfosi distinta e intermedia fra quella incompleta e quella completa e se si prendono in esame le varianti che ricorrono nell’ambito dell’eterometabolia e dell’olometabolia. Infine, si distingue un quinto tipo di metamorfosi, detto catametabolia, che vede una regressione anatomica e morfologica dell’insetto nel corso dello sviluppo ontogenetico. In altri termini, l’adulto ha una forma e una struttura più semplice di quella dello stadio giovanile. La catametabolia in realtà è una variante dovuta all’adattamento della specie ad una particolareetologia ed è riscontrabile sia nell’olometabolia sia nell’eterometabolia.

Alimentazione

I regimi dietetici degli Insetti sono tra i più svariati e possono cambiare drasticamente anche nel corso dello sviluppo di un individuo (olometaboli e paurometaboli). La maggior parte degli Insetti ha rapporti trofici con i vegetali o con gli animali, oppure manifesta un regime onnivoro. Sono frequenti anche i detritivori o, più in generalesaprofagi; non mancano, infine, casi di insetti micetofagi. Una classificazione rigorosa, tuttavia, non è possibile in quanto i limiti che definiscono i regimi dietetici sono spesso labili.

Fra gli insetti che si nutrono a spese dei vegetali vivi si distinguono due categorie: i fitofagi e i fitomizi. Sono spesso indicati, impropriamente, come parassiti, ma il rapporto trofico che li lega alle piante si identifica in una forma di predazione riconducibile all’erbivoria. I rapporti possono essere più o meno specifici e si distinguono specie monofaghe, oligofaghe e polifaghe. I fitofagi hanno apparato boccale masticatore ed erodono i tessuti vegetali attaccando gli organi dall’esterno o dall’interno (minatori). Una terminologia informale identifica i fitofagi in base all’organo o al tessuto attaccato: i fillofagi (a spese delle foglie), gli antofagi (fiori), i carpofagi (frutti), glixilofagi (legno), ecc.

fitomizi sono invece insetti ad apparato boccale pungente-succhiante e si nutrono a spese della linfa elaborata o dei succhi cellulari di cellule epidermiche. Un gruppo particolare è rappresentato dagli insetti galligeni, che si sviluppano all’interno di un’alterazione istologica dell’organo colpito (galla). In questo caso la fitofagia si avvicina meglio al concetto di parassitismo.

Per quanto concerne la zoofagia, si può fare una distinzione, per il differente ambito d’interesse, fra specie che attaccano i Vertebrati e le altre che si nutrono a spese di Invertebrati. Anche in questo caso si possono individuare forme di monofagia, oligofagia e polifagia. La prima categoria annovera un limitato numero di specie, spesso d’interesse medico o veterinario. I rapporti trofici si collocano a metà strada fra il parassitismo e la predazione, con vari livelli di affinità verso il primo o il secondo. Si nutrono a spese dell’epidermide o dei suoi annessi oppure di sangue (ematofagi). Sono rari i casi di predazione vera e propria (es. i Ditiscidi e alcuni Rincoti Eterotteri predano anche piccoli Vertebrati acquatici). Le forme assimilabili ai parassiti sono in genere epizoiche, tuttavia non mancano casi di endoparassiti (es. alcune famiglie di Ditteri). Fra i carnivori si annoverano anche le specie prettamente saprofaghe che si nutrono a spese delle spoglie di Vertebrati morti (sarcofaghe).

La maggior parte delle specie a regime zoofago ha però rapporti trofici con altri artropodi e, in particolare, con altri insetti. In questi casi i rapporti si identificano con la predazione vera e propria o con ilparassitoidismo, mentre i casi di parassitismo vero e proprio sono alquanto rari. Fra gli artropofagi si annoverano anche gli oofagi che predano o parassitizzano le uova. In generale si tratta di specie di grande interesse perché possono essere sfruttate nella lotta biologica e integrata. Non è raro il cannibalismo, in genere fra predatori ma, talvolta, anche fra i fitofagi; questo fenomeno si verifica frequentemente in condizioni di scarsa disponibilità alimentare o in cattività. Meno frequente è invece il parassitoidismo fra individui della stessa specie, fenomeno noto con il termine di autoparassitismo e che si riscontra soprattutto negli Imenotteri Afelinidi, nei quali si riscontrano comportamenti di particolare interesse naturalistico, e nelle già citate specie con riproduzione pedogenetica.

Un regime dietetico particolare è quello dei glicifagi. Questi insetti si nutrono a spese di sostanze zuccherine e in generale usano come substrato alimentare il nettare dei fiori e la melata emessa dai Rincoti o i succhi che fuoriescono da ferite. Le fonti proteiche utilizzate sono rappresentate, secondo i casi, dal polline, da escrementi di animali o da altri materiali. L’apparato boccale è di tipo succhiante o lambente-succhiante oppure di tipo masticatore più o meno adattato. Molti glicifagi sono importanti come insetti pronubi, in quanto provvedono al trasporto del polline e, quindi, favoriscono l’impollinazione incrociata.

Alcuni regimi dietetici sono particolarmente complessi e non hanno una collocazione ben definita: ad esempio, alcuni Imenotteri parassitoidi di insetti galligeni possono diventare fitofagi quando, una volta esaurita la vittima, completano il loro ciclo di sviluppo nutrendosi a spese dei tessuti della galla. Anche fra gli Insetti si annoverano, comunque, specie onnivore, in grado di nutrirsi indifferentemente con alimenti di origine sia vegetale sia animale.

Etologia

Per i motivi esposti in precedenza, gli aspetti comportamentali di questa classe sono eterogenei e svariati, talvolta con livelli di complessità non irrilevanti. I comportamenti possono rappresentare delle peculiarità proprie di una o poche specie oppure estese a gruppi sistematici più ampi.

Uno degli aspetti più interessanti dell’etologia è la vita degli insetti sociali, specie che hanno sviluppato un livello complesso di gregarismo organizzato per caste e basato sulla costruzione di nidi complessi, la trasmissione di stimoli sensoriali, la cura della prole, la ricerca, l’approvvigionamento e la conservazione degli alimenti, la regolazione della riproduzione, ecc. Questi fenomeni etologici, presi nel complesso, determinano il successo ecologico della comunità sacrificando il singolo individuo. Agli esempi più noti di aggregazione sociale, che interessano per lo più gli Isotteri e gli Imenotteri, si aggiunge una vasta gamma di fenomeni di aggregazione non sociale, rappresentati nella maggior parte degli ordini, con differenti livelli di complessità in merito alle relazioni interne. All’aggregazione intraspecifica si associano spesso relazioni interspecifiche che rientrano nel novero dei fenomeni di commensalismo e simbiosi.

A prescindere dalle aggregazioni sociali, l’etologia degli Insetti mostra interessanti e variegati comportamenti per quanto concerne l’alimentazione, la costruzione di nidi, la riproduzione, la migrazione, la comunicazione fra individui della stessa specie, la relazione con organismi di specie differenti, la locomozione, il mimetismo, la difesa, l’emissione di luci o suoni, ecc. Per una trattazione di questi aspetti si rimanda alle voci relative ai singoli gruppi sistematici.

Dinamiche di popolazione

Anche per quanto concerne la dinamica delle popolazioni, si verificano modelli differenti, sui quali interferisce spesso l’Uomo alterando o semplificando gli ecosistemi. In generale, gli Insetti hanno – come la maggior parte degli Invertebrati – una strategia di vita basata sul potenziale riproduttivo (strategia r), perciò manifestano una straordinaria rapidità di colonizzazione degli ecosistemi che perdono le loro condizioni di equilibrio. Questo problema si presenta in modo particolare negli agrosistemi, in cui la riduzione della biodiversità crea squilibri da cui traggono beneficio proprio le specie dotate di grande potenziale riproduttivo. In condizioni naturali molte specie hanno dinamiche basate sulle fluttuazioni: il livello della popolazione si mantiene, per periodi più o meno lunghi, in una fase di latenza, in equilibrio con la disponibilità alimentare e la cenosi degli antagonisti. Periodicamente, a intervalli più o meno regolari, si manifestano le gradazioni, repentini cambiamenti della densità di popolazione rispetto alla fase di latenza. Nel corso di una gradazione si hanno tre fasi:

  • progradazione: la popolazione mostra ritmi di crescita esponenziale, in virtù del forte potenziale biotico, della disponibilità di risorse nutritive e della scarsa incidenza dei fattori naturali di controllo;
  • culmine: la popolazione aumenta con incrementi decrescenti, fino a raggiungere un massimo; in questa fase diventano incisivi i fattori di controllo naturali della popolazione: competizione intraspecifica, riduzione della fertilità, insorgenza di malattie e incremento della popolazione degli antagonisti;
  • retrogradazione: a causa della forte incidenza dei fattori naturali di controllo, la mortalità aumenta notevolmente e la popolazione crolla più o meno rapidamente fino a riportarsi sui valori di equilibrio della fase di latenza.

Il fenomeno delle gradazioni si riscontra in genere negli ecosistemi forestali e interessa in particolare i Lepidotteri e i Coleotteri defogliatori. L’entità di una gradazione è tale che può portare alla completa spogliazione di un’intera foresta. Lo studio della dinamica di popolazione, il monitoraggio e l’elaborazione di modelli previsionali hanno lo scopo di prevenire le gradazioni che, quando si protraggono per due o tre anni consecutivi, possono causare danni di grande entità sul patrimonio forestale.

Inquadramento tassonomico

Nelle vecchie classificazioni la Classe Insecta, sinonimo di Hexapoda, comprendeva anche alcuni ordini di Artropodi primitivamente atteri. Revisioni più recenti attribuiscono la denominazione Hexapoda ad un raggruppamento sistematico superiore, elevato al rango di Superclasse, al cui interno si fa distinzione fra due classi: la prima, Paraentoma si identifica in un gruppo polifiletico comprendente quelli che in passato erano considerati gli ordini più primitivi degli Insetti, la seconda, Euentomata, comprende gli Insetti propriamente detti, corrispondente ad un raggruppamento monofiletico. L’inquadramento sistematico della classe si può riassumere nel seguente schema:

  • Superclasse Hexapoda. Compresa nel subphylum Tracheata, a sua volta facente parte del phylum Arthropoda. Si suddivide in due raggruppamenti sistematici:
  • Paraentoma. Raggruppamento artificiale, in quanto polifiletico, comprende gli insetti primitivi e si suddivide in tre sottoclassi: Oligoentomata (comprendente i Collemboli), Mirientomata (comprendente iProturi), Polientomata (comprendente i Dipluri).
  • Euentomata o Insecta propriamente detti. Raggruppamento monofiletico elevato al rango sistematico di classe. Si suddivide tassonomicamente in due sottoclassi in base alla presenza delle ali come carattere primitivo:
  • Apterygota. Sottoclasse comprendente gli Insetti primitivamente atteri e ametaboli.
  • Pterygota. Sottoclasse comprendente gli Insetti alati o secondariamente atteri e che subiscono una metamorfosi nel corso dello sviluppo postembrionale.

La classificazione all’interno della classe si basa fondamentalmente sulla metamorfosi e sulla morfologia alare. Va in ogni caso ribadito che la sistematica degli Insetti è in continua evoluzione a causa dell’elevato numero di specie e della continua acquisizione di nuove conoscenze, soprattutto nel campo della filogenesi. La maggior parte degli Autori considera di particolare importanza la ripartizione in ordiniche, storicamente, non ha subito sostanziali modifiche. Gli ordini compresi nello schema tradizionale classico sono 25:

  • Thysanura
  • Ephemeroptera
  • Odonata
  • Blattodea
  • Mantodea
  • Isoptera
  • Zoraptera
  • Plecoptera
  • Embioptera
  • Grylloblattodea
  • Dermaptera
  • Phasmatodea
  • Orthoptera
  • Mantophasmatodea
  • Psocoptera
  • Mallophaga
  • Anoplura
  • Thysanoptera
  • Rhynchota
  • Neuroptera
  • Mecoptera
  • Trichoptera
  • Lepidoptera
  • Diptera
  • Siphonaptera
  • Coleoptera
  • Strepsiptera
  • Hymenoptera

Va precisato che le tassonomie più recenti e più largamente condivise si differenziano, dallo schema di suddivisione indicato in precedenza, nei seguenti punti:

  • Sulla base delle relazioni filogenetiche, Blattodea, Mantodea e Isoptera sono attualmente inclusi in un unico ordine che prende il nome di Dictyoptera.
  • Analogamente, Mallophaga e Anoplura sono inglobati in un unico ordine che prende il nome di Phthiraptera.
  • I Neuroptera sensu lato sono attualmente considerati un clade filogenetico (da alcuni un superordine) comprendente tre ordini: Raphidioptera, Megaloptera e Neuroptera sensu stricto (corrispondenti al sottordine Planipennia dei Neuroptera sensu lato).

Queste revisioni sono attualmente adottate nella generalità delle pubblicazioni scientifiche, per quanto sui manuali tecnici, più o meno recenti, e in alcuni settori dell’Entomologia applicata, come l’Entomologia agraria, si continui ad usare sovente la vecchia suddivisione.

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