UN VIAGGIO DI 2,5 MILIONI DI ANNI

L’inizio della nostra avventura viene fatto risalire a 2,5 milioni di anni or sono, quando in Africa comparve il primo esponente del genere Homo, l’habilis. Benché di recente siano sorti dei dubbi sul genere cui appartiene questa specie -che alcuni esperti definiscono Australopithecus habilis a causa non solo della somiglianza fisica con gli australopitechi, ma anche per il volume del cervello (600 cm3), circa il doppio di un australopiteco ma molto più piccolo di quello di un moderno Homo sapiens (1350-1450 cm3)-, viene ritenuto un “giusto” punto di partenza poiché, da quel momento in poi, gli studiosi sono riusciti a delineare un percorso forse non lineare ma quantomeno coerente, se paragonato alle frammentarie notizie che ci porterebbero indietro al primo organismo unicellulare.

I nostri antenati popolavano inizialmente la Rift Valley, una fossa tettonica che si estende per circa 6000 km (dalla Siria al Mozambico) e creatasi dalla separazione delle placche tettoniche africana ed araba (processo iniziato 35 milioni di anni fa) oltre che dalla separazione dell’Africa dell’Est dal resto del continente (circa 15 milioni di anni fa). E’ definita la “culla della civiltà” perché qui sono stati effettuati numerosi ritrovamenti sui nostri antenati, il più famoso dei quali è senz’altro Lucy, appartenente alla specie Australopithecus afarensis (da Afar, la regione etiopica della Rift Valley). L’Australopithecus afarensis è uno dei nostri più vicini antenati, infatti è comparso nella savana dell’Africa orientale 3,2 milioni di anni fa (solo 700 mila anni prima dell’habilis).

Un ruolo fondamentale nell’evoluzione umana è stato svolto dalla savana, poiché frutto di un significativo cambiamento climatico (prima in Africa c’era la foresta pluviale). I nostri antenati dovettero quindi cambiare modus vivendi, poiché se prima soggiornavano prevalentemente sugli alberi, al sicuro dei predatori e conducendo una dieta frugivora, da quel momento furono costretti a calcare frequentemente il suolo per procurarsi il cibo, sugli alberi sempre più rado a causa delle mutate condizioni climatiche, e ad assumere temporaneamente una locomozione bipede.
Spesso si tende a pensare che l’uomo abbia sviluppato una struttura eretta perché necessitava di guardare al di là delle alte erbe della savana in modo da fuggire con largo anticipo dai predatori, ma in realtà l’ambiente non induce cambiamenti, bensì li seleziona. Pertanto quegli individui che per una mutazione genetica casuale si rivelarono predisposti (seppur temporaneamente) alla posizione eretta riuscivano a sopravvivere e si accoppiavano tra di loro, mentre quelli meno adatti a ciò divennero come gazzelle per i leoni. Questa teoria, oggi universalmente riconosciuta, fu sviluppata per la prima volta da Charles Darwin e prende il nome di selezione naturale, fondamentale per la diversità.

Sembra che il primo ad assumere stabilmente una posizione eretta sia stato l’Homo ergaster, specie cui ci si riferisce per indicare l’Homo erectus africano e fino a poco fa l’Homo heidelbergensis (ora considerato una specie separata, ma che discende dall’ergaster) mentre quello che chiamiamo comunemente Homo erectus sarebbe la variante asiatica dell’ergaster, tuttavia c’è molta indecisione a riguardo e spesso si parla di Homo erectus anche per quanto riguarda l’Africa. Basandoci sulla prima teoria, la capacità cranica di un erectus è di circa 1059 cm3 (rispetto agli 813 dell’ergaster), sia lui che il suo più diretto antenato avevano una peluria ridotta rispetto alle scimmie, non in numero, ma quanto in lunghezza. In effetti è stato provato che il numero di peli in un Homo sapiens equivale in numero a quelli di una scimmia, ciò che cambia è la lunghezza, poiché i nostri sono in gran parte ridotti a “peli folletto”. A quanto pare questa variazione di lunghezza era strettamente correlata al colore della pelle, come testimoniano recenti indagini sull’MC1R, gene responsabile della pigmentazione della pelle umana, sembra che la colorazione scura sia successiva alla “riduzione” (non perdita) dei peli.

All’Homo erectus seguono i più famosi Homo neanderthalensis (noto come Uomo di Neanderthal) e l’Homo sapiens (cioè l’uomo moderno), comparso in Africa circa 200.000 anni fa. Queste due specie hanno convissuto fino a 28-30.000 anni fa, quando l’uomo di Neanderthal si estinse misteriosamente. Sulle modalità di convivenza tra queste due specie ci è dato sapere poco, se non teorie basate sui reperti archeologici. Come avrete capito, la storia dell’uomo e dei suoi antenati è ancora avvolta da una coltre di mistero, benché sia già stata delineata a grandi tratti, e questo non può che essere un ulteriore stimolo per continuare a cercare nel futuro ciò che siamo stati in passato.

a cura di Leandro Alagna

P.S. Questi argomenti avranno un seguito in una rubrica di paleoantropologia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...